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Si tratta della lastra centrale di un paliotto a tre pezzi. Presenta un ovale in cornice a finto marmo leggermente rastremata in basso, cui fa quasi da contrasto il leggero intreccio di nastri e racemi forte mente frastagliati. In alto si è conservata parte dell’incorniciatura a marcati elementi mistilinei marmorizzati. Stilisticamente questo frammento è vicino a cinque paliotti reperiti nel Locarnese, fra cui due, firmati nel 1745 da Giuseppe Maria Pancaldi, nella chiesa di Tenero (Rüsch c.s., nn. 71-72). Il motivo è presente anche a Comologno nel paliotto dell’altare maggiore, anche qui firmato dallo scagliolista asconese ma con data molto posteriore (1773; Rüsch c.s., n. 88), il che conferma l’utilizzo prolungato nel tempo degli stessi motivi decorativi. A Sonogno anche il paliotto dell’altare maggiore, datato 1750, è riferibile alla bottega pancaldiana (Rüsch c.s., n. 115). I due pezzi ornavano evidentemente già l’antica chiesa di Sonogno (quella attuale è del 1854), divenuta parrocchia indipendente nel 1734 con primo sacerdote, si noti, un asconese, Carlo Francesco Zezio.
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![]() Questo testo e l'illustrazione sono stati ripresi dal libro "Scagliole intasiate" a cura di Elfi Rüsch. Si ringrazia l'autrice e la SilvanaEditoriale, Milano per la gentile concessione. Attualmente il frammento è esposto presso la Pinacoteca Züst di Rancate, nell'ambito della esposizione dedicata alla scagliola ticinese. La mostra è aperta dal 4 maggio al 17 agosto 2007. |